Il primo approccio che ho avuto, da bambina, con la distorsione della mia immagine è stato davanti ad uno specchio deformante nel parco dove sono cresciuta.
Uno specchio che ti mostra come non sei: mi specchiavo e mi divertivo a vedermi in forme surreali e assurde.
Il parco ha attraversato mille cambiamenti, eppure quello specchio è sempre rimasto lì, al centro, mentre tutto ciò che lo circondava era in continuo movimento.
Ad oggi, riflettere la mia immagine in quello specchio è diverso.
Da bambina lo guardavo con leggerezza, sapevo che stava mentendo, sapevo che quelle forme allungate, schiacciate o sproporzionate erano un gioco, non ero io, erano solo prospettive.
Oggi, a 21 anni, la mia percezione si divide tra la consapevolezza della distorsione e il rischio di crederci davvero.
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